Perdere un lavoro per l’inglese: è capitato al 40% degli italiani

Perdere un lavoro per l’inglese: è capitato al 40% degli italiani

Perdere un lavoro per l’inglese: è capitato al 40% degli italiani

di Claudia Attolico

Perdere un’occasione lavorativa a causa della mancata padronanza dell’inglese? Il 40% degli italiani ammette di esserci cascato, almeno una volta nella vita. La conoscenza della lingua anglosassone, scritta e parlata, è diventata ormai è un requisito basilare per la maggior parte delle offerte di lavoro. Si richiede un inglese fluente, scritto e parlato, e qualche volta anche una certificazione internazionale. Eppure quattro su dieci si lasciano trovare impreparati. E a essere più colpiti sono proprio i giovani tra 20 e 45 anni, i cosiddetti Millennials e quelli della Generazione X: è il 54% di loro a dichiarare di aver sofferto a livello lavorativo per la scarsa preparazione. Un dato che si abbassa tra i Baby Boomers, gli over 45, che si fermano al 34%. Ma in questa fascia d’età la tendenza a cambiare posto di lavoro è meno frequente. A effettuare il sondaggio è stata ABA English, scuola di lingua inglese online, che ha chiesto a 5700 persone di diverse nazionalità, 1900 delle quali italiane, di raccontare in che modo l’inglese faccia parte della loro vita, quanto e se sia indispensabile, cosa li spinga a impararlo. C’è chi studia questa lingua per ragioni personali, chi per viaggiare, chi per studio. E, naturalmente, chi per lavoro, specie tra gli under 45. Emerge infatti che l’inglese è la lingua più richiesta dalle imprese, e che ben il 74% dei nostri connazionali dice di scrivere o parlare inglese sul lavoro, qualcuno quotidianamente, altri in maniera più sporadica. “Le principali agenzie di recruiting europee ricercano candidati che parlino bene l’inglese – spiega Maria Perillo, responsabile didattica di ABA English -: vale sia per colletti bianchi, per i quali è richiesta una buona conoscenza nell’80% dei casi, sia per responsabili o managers, per i quali la percentuale sfiora il 90%. Questo accade in ogni settore, e in particolare per l’e-commerce, e per tutte le nuove professioni digitali. Conoscere l’inglese dà una chance in più: puoi candidarti in qualsiasi azienda, nazionale e internazionale”. E infatti, sempre più spesso, il momento della verità arriva proprio durante le selezioni: il 39% di chi ha risposto al sondaggio dice di aver dovuto affrontare un test sulla padronanza della lingua già in fase di colloquio. Una percentuale in aumento del 14% rispetto al 2016. “Sicuramente nel caso dell’Italia – aggiunge Perillo – il problema è che c’è poca abitudine ad ascoltare l’inglese: i film sono tutti doppiati, ci sono pochi contenuti in inglese e, in generale, si comincia tardi a imparare la lingua. Bisognerebbe invece iniziare già da piccoli con cartoni animati in lingua, e poi migliorare il modello pedagogico della scuola italiana, facendo esercitare i ragazzi con la conversazione e la pronuncia”. Non partire dalla regola grammaticale, ma da un approccio comunicativo e interattivo: questo è il metodo che la giovane responsabile della didattica dell’accademia di lingua nata nel 2013 come startup e che adesso conta oltre 15milioni di alunni in tutto il mondo, ha contribuito a introdurre nei corsi online e su smartphone della scuola. Certo è che se l’Italia non brilla, non va tanto meglio anche tra le altre nazionalità: a rimpiangere qualche possibilità di lavoro sono stati il 32% dei francesi, il 36% degli spagnoli, il 50% dei brasiliani e il 60% dei messicani. Ma, nel frattempo, tanti altri paesi si stanno mettendo al passo: la Cina, tanto per fare un esempio, sarà la prossima a entrare nel circuito ABA English. Twitter @ClaudiaAttolico

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